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PROCESSI

Documentare il processo come patrimonio culturale immateriale

Nel Coherence Atlas, il processo artigianale è documentato come patrimonio culturale immateriale: un sistema integrato di gesto, decisione, tempo e materia che non si riduce a procedura.

L’approccio rende osservabili:

  • la variabilità intrinseca dei processi artigianali

  • i punti decisionali

  • le temporalità situate

riconoscendo la variabilità come componente essenziale del patrimonio vivente, non come deviazione o errore.

Che cosa intendiamo per processo

Nel patrimonio artigianale immateriale, il processo non è una sequenza replicabile.

È una struttura di sapere incorporato, in cui la competenza si manifesta nella capacità di:

  • leggere il contesto materiale e ambientale

  • riconoscere segnali non formalizzabili

  • adattare l’azione in tempo reale

Il valore del processo risiede nel giudizio umano situato, non nell’esecuzione di istruzioni.

 

 

COSA DOCUMENTIAMO E COSA NO

DOCUMENTIAMO

  • punti di decisione significativi

  • variabilità culturalmente legittima

  • temporalità, ritmi e tempi non accelerabili

  • vincoli e proprietà materiali

  • relazioni di filiera e interdipendenze

  • criteri di qualità culturalmente situati

NON DOCUMENTIAMO

 

 

 

  • tutorial tecnici step-by-step

  • istruzioni operative

  • workflow automatizzabili

  • scorciatoie di replicazione

  • modelli di ottimizzazione o standardizzazione

Perché è tutela (non archiviazione)

La tutela non consiste nel congelare una forma “corretta” del fare, ma nel rendere visibile la variabilità come parte essenziale del sapere vivo.

Questo approccio si fonda sul principio di living heritage:
il patrimonio è tutelato perché continua a trasformarsi, non perché viene fissato.

PROCESS ASSET CARD

La Process Asset Card è il dispositivo attraverso cui The Coherence Atlas trasforma un processo artigianale in un bene culturale documentato, tutelato e interoperabile, senza ridurlo a istruzione tecnica né renderlo oggetto di estrazione.

È l’equivalente culturale di una scheda museale, applicata a processi vivi.

Funzioni principali

01.

Documentare un processo come sapere culturale

02.

Renderlo leggibile e confrontabile a livello europeo

04.

Dimostrare interoperabilità con infrastrutture UE (Europeana, ricerca, archivi)

03.

0proteggerlo da estrazione, semplificazione o automazione

Campo
Cos'è
A cosa serve
Media refs
Riferimenti a immagini, audio, video
Supporto interpretativo e interoperabilità IIIF
Access layer
Open / Mediated / Restricted
Protezione dei saperi sensibili (FAIR + Ethics)
Variability
Varianti legittime documentate
Dimostrare che la variabilità è competenza
Material constraints
Proprietà reali della materia
Spiegare perché le decisioni cambiano
Temporal markers
Ritmi, durate, attese
Trattare il tempo come materia culturale
Decision points
Momenti in cui si decide, non si esegue
Rendere visibile l’intelligenza situata
Gesture cluster
Famiglie di gesti (non movimenti singoli)
Evitare istruzioni, documentare linguaggio del gesto
Heritage community
Comunità reale detentrice del sapere
Applicazione Faro Convention, riconoscimento agency
Process ID
Codice univoco del processo
Citazione accademica, tracciabilità nel tempo

Legenda metodologica dei campi

​​

01. Process ID

Identificatore univoco e persistente che rende il processo citabile, versionabile e verificabile nel tempo.
È l’equivalente dell’inventory number museale, applicato a un processo vivo.

02. Heritage community

La comunità reale che detiene, pratica e trasmette il sapere.
Fondamento dell’applicazione della Faro Convention e dei livelli di accesso.

Senza comunità non esiste patrimonio, solo descrizione.

03. Gesture cluster

Famiglie di gesti significativi considerate come linguaggio corporeo, non come movimenti atomici.
Rendono osservabile il sapere senza renderlo copiabile.

04. ecision points

Momenti in cui l’artigiano sceglie, interpreta e valuta.
Qui il processo diventa atto culturale, non procedura.

05. Temporal markers

Indicatori qualitativi di tempo: ritmi, durate, attese, fasi lente o rapide.
Il tempo è trattato come materia culturale, non come variabile neutra.

 

 

06. Material constraints

Proprietà reali e non astratte della materia: resistenza, reazione, limiti.
La materia agisce come fattore decisionale, non come supporto passivo.

07. Variability

Documentazione delle varianti legittime del processo.
La variabilità è riconosciuta come indice di competenza e sapere vivo, non come errore.

08. Access layer

Livello di accesso ai contenuti (Open / Mediated / Restricted).
Strumento operativo di applicazione dei principi FAIR + Ethics e CARE.

09. Media refs

Riferimenti a immagini, audio o video collegati al processo.
Supportano la comprensione senza spiegare “come fare”, mantenendo interoperabilità tecnica (IIIF).

Decision Trace Map

Descrizione metodologica

La Decision Trace Map è uno strumento metodologico interno alla documentazione dei processi, utilizzato per rendere visibili i punti decisionali senza trasformarli in istruzioni.

Il processo è rappresentato come una sequenza non lineare composta da:

  • input materiali

  • decisioni situate

  • gesti incorporati

  • esiti qualitativi

  • variabilità documentata

La Decision Trace Map:

  • non fornisce istruzioni operative

  • non descrive workflow replicabili

  • non consente automazione o standardizzazione

Le decisioni sono trattate come eventi culturali, dipendenti da:

  • proprietà materiali

  • condizioni ambientali

  • intenzionalità ed esperienza umana

SAFEGUARDING PRINCIPLES

I dispositivi metodologici descritti sono allineati ai principi della UNESCO 2003 Convention e della Faro Convention, garantendo che la tutela:

  • privilegi il patrimonio vivente

  • rispetti l’agency delle heritage communities

  • protegga la variabilità come componente essenziale della trasmissione

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